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11 Aprile 2025

L’IMMAGINE DEGLI AUGURI DI PASQUA

Abbiamo chiesto all’amico Franco Vignazia, artista di Forlì che da sempre si confronta con i temi della fede cristiana, di realizzare un’immagine che potesse accompagnare gli auguri di Pasqua per la nostra comunità, con il suo inconfondibile stile e la sua profonda immedesimazione con i fatti del vangelo.

Ringraziandolo di cuore per la sua preziosa disponibilità e per il suo bellissimo lavoro, desideriamo condividere una breve descrizione con cui, lui stesso, ha voluto raccontare la sua opera.

Mentre [Maria Maddalena] piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 
Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”.
Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. 
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 
Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”.
Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse:
“Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. 
Gesù le disse: “Maria!”.
Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”. 
Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre;
ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. 
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli:
“Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto”.
(Dal vangelo secondo Giovanni 20, 11-18)

L’immagine raffigura il momento in cui Gesù risorto si fa riconoscere da Maria di Magdala.
Maria lo ha scambiato per il giardiniere, simboleggiato dalla zappa che Cristo porta fra le braccia, (in riferimento al giardino dell’Eden, perso dall’umanità con il peccato originale) e a questi chiede dove avessero portato il suo Signore.
È questo il momento in cui Gesù, rivelandosi, la chiama per nome (la parola esce dalle sue labbra): “Maria!”. E lei, riconoscendo la voce familiare del maestro amato, si volta rispondendo: “Rabbunì, maestro mio”. Gesù, allora, la invia ad annunciare la sua resurrezione a Pietro e agli altri apostoli rappresentati in lontananza.

Lavorando su questa immagine mi sono venute in mente le parole con cui papa Francesco ha commentato questo episodio:

«Com’è bello pensare che la prima apparizione del Risorto – secondo i vangeli – sia avvenuta in un modo così personale! Che c’è qualcuno che ci conosce, che vede la nostra sofferenza e delusione, e che si commuove per noi, e ci chiama per nome.
È una legge che troviamo scolpita in molte pagine del vangelo. Intorno a Gesù ci sono tante persone che cercano Dio; ma la realtà più prodigiosa è che, molto prima, c’è anzitutto Dio che si preoccupa per la nostra vita, che la vuole risollevare, e per fare questo ci chiama per nome, riconoscendo il volto personale di ciascuno. Ogni uomo è una storia di amore che Dio scrive su questa terra.
Ognuno di noi è una storia di amore di Dio. Ognuno di noi Dio chiama con il proprio nome: ci conosce per nome, ci guarda, ci aspetta, ci perdona, ha pazienza con noi.
È vero o non è vero? Ognuno di noi fa questa esperienza.
E Gesù la chiama: “Maria!”: la rivoluzione della sua vita, la rivoluzione destinata a trasformare l’esistenza di ogni uomo e donna, comincia con un nome che riecheggia nel giardino del sepolcro vuoto. I vangeli ci descrivono la felicità di Maria: la risurrezione di Gesù non è una gioia data col contagocce, ma una cascata che investe tutta la vita. L’esistenza cristiana non è intessuta di felicità soffici, ma di onde che travolgono tutto. Provate a pensare anche voi, in questo istante, col bagaglio di delusioni e sconfitte che ognuno di noi porta nel cuore, che c’è un Dio vicino a noi che ci chiama per nome e ci dice: “Rialzati, smetti di piangere, perché sono venuto a liberarti!”».
(Papa Francesco, Udienza del 17 maggio 2017)

Tutti i diritti di utilizzo dell’immagine sono riservati.

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